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lunedì 23 gennaio 2017

At the devil's door

18:05
Continua il mio viaggio per tornare tra le calorose braccia di Friedkin. Ora che Blatty ci ha salutati, poi, è quasi doveroso. Prima o poi leggerò anche il libro, lo prometto.
MA temo che questo giorno sia appena slittato un pochino in avanti perchè, che io sia eternamente maledetta, At the devil's door mi ha fatto una paura di quelle che mi hanno fatto passare la voglia di vedere dei demoniaci ancora per un po'.

Leigh è un'agente immobiliare che, analizzando una nuova casa da vendere, trova una mazzetta di banconote. Quella che noi seguiamo è la storia di quella mazzetta, di come una giovane ne sia entrata in possesso e di come le conseguenze del suo gesto si siano trascinate coinvolgendo non solo lei stessa ma altre donne.

Una diapositiva del momento in cui pensavo sarei morta

Ma a me esattamente chi è che lo fa fare?
Cosa credo di ottenere? Ma se anche tra un mese o due io riguardassi davvero L'Esorcista riceverei un pagamento in gettoni d'oro? Perchè davvero a volte penso di avere grandi problemi di masochismo. Io domani ho davanti qualcosa come quindicimila ore di lavoro, in un bar da sola, e alla sera, COL BUIO, io il suddetto bar lo dovrei anche chiudere. Andare in un magazzino buio e gelido come il Polo, controllare che tutto sia a posto e poi uscire. DA SOLA. AL BUIO.
Potevo vedere La La Land. Invece no, mi sono appena condannata ad una giornata infernale, contrassegnata da allucinazioni uditive che mi faranno voltare di scatto ogni 5 minuti perchè mi sarà sembrto di sentire il ringhio di Satana.
Perchè lo sapete cosa fa tanta, tanta paura in At the devil's door? I rumori. Le apparizioni demoniache di fatto non ci sono mai, ma le conseguenze della presenza del demonio nella stanza sono anticipate da dei ringhi. Se ormai le nostre orecchie sono abituate alle sinistre voci che di solito gli vengono attribuite, questi suoni animaleschi mi hanno annientata sul divano.

Leigh, Hannah e Vera non hanno alcuna colpa se non quella di essere donne profondamente sole. Hannah visceralmente attaccata ad un fidanzatino di passaggio che l'ha gettata tra le braccia del demonio, Leigh e Vera sole al mondo, legate solo l'una all'altra da un rapporto che, come spesso accade tra sorelle, è forte ma complicato. Tutte con le loro fragilità, noto punto di appiglio di quel signore lì con gli zoccoli che non aspetta altro di vederci vacillare. E lui infatti subodora la solitudine e, a turno, se le prende tutte e tre. Prende anche me, evidentemente, perchè il sospetto, la paura, gli occhi sempre voltati dietro le spalle li avrò per un po'. C'è da dire che McCarthy fa quella cosa notevolissima di mostrare il demonio in penombra, in un riflesso allo specchio, negli occhi neri di una bambina, senza mai sbattercelo in faccia. È quella cosa che Stephen King dice in Danse Macabre quando parla di Lovecraft: se il terrore lo tieni dietro la porta fa una paurona malvagia, ma appena la spalanchi e me lo sbatti in faccia io posso anche farlo un saltellino sulla sedia, ma poi inizio già a tranquillizzarmi. Se c'è un mostro di tre metri dietro mi fa certamente spavento, ma sono anche sollevata, perchè poteva esserne alto trenta, di metri. Poi finisce tutto in vacca come La madre, che aveva tutte le potenzialità per farmi stare sveglia la notte e invece fuffa.
Qui il volto del Male si intravede per cinque secondi forse, giusto il tempo di sgommare le mutande, e poi torna a nascondersi. È come se ci stesse pescando: ci attira, poi butta l'esca un secondo tanto per farci abboccare e infine ce la leva da sotto il naso. Ma ormai è fatta.
McCarthy gioca con noi, con la nostra paura atroce, e a quanto pare si diverte molto a farlo, perchè gli riesce bene assai.

Forse questo discorso conta solo se, come me, al solo sentire un vago richiamo satanico scappate con le valigie in Messico, chissà.
Però il film è bello davvero, quello a prescindere, giuro.

domenica 5 aprile 2015

Il signore del male

18:46
(1987, John Carpenter)

Signori, ho trovato un lavoro.
Stare a casa disoccupata mi stava logorando su tanti di quei piani che fatico anche solo a spiegarlo.
Mi meritavo un premio.
Ed esiste un premio migliore di un bel film?
Spoiler: no.

E poiché non parlerò de Il seme della follia nemmeno sotto tortura almeno fino a quando non avrò 15 lauree in cinemaregiasceneggiatura, direi che è giunto il momento per me di mettere da parte il mio terrore per i film demoniaci e vedere, in vergognoso ritardo, Prince of Darkness. 


[Ve lo dico subito che così ci leviamo un bel pensiero. Se pensate che io sappia anche solo cosa vuol dire fisica quantistica avete proprio capito Roma per Toma. Io amo la storia, la letteratura, tutto ciò che è astratto. Le materie scientifiche mi annoiano solo se ci penso. Mi dispiace. So che questo potrebbe essere una limitazione nella visione del film, lo riconosco. Terrò Wikipedia aperta, che volete che vi dica. Ma tanto con ogni probabilità non capirò nemmeno cosa dice Wiki.]

In un'antica chiesa di Los Angeles viene ritrovata la sede di una segreta setta religiosa, che custodiva un misterioso liquido verde, che pare essere l'essenza del Maligno. Il sacerdote responsabile del ritrovamento si rivolge ad un professore di fisica e ai suoi studenti per risolvere il mistero.

Oh, eccoci qua.
Sediamoci e parliamo di fede/scienza. Ce l'avete un tè? Io ho fatto la torta al cioccolato, così intanto facciamo merenda.

Io sono atea, ma non sono una di quelle atee ostili nei confronti dei credenti. Io ho molto rispetto delle persone con una sincera religiosità, sono sempre contenta di ascoltare il loro punto di vista e condividere con loro il mio.
Per questo motivo, la prima cosa che mi ha tanto colpito de Il signore del male è che vediamo i due mondi apparentemente 'antagonisti' incontrarsi per loro stessa volontà. E' il sacerdote che sceglie di comunicare le proprie perplessità al professore anzichè al proprio superiore. Qualcosa nel suo mondo lo sta mettendo in difficoltà, per cui sceglie di aprire la sua mente - che rimane comunque ferma nel proprio credo - alla scienza. Così come il professore e gli studenti sono costretti ad un certo punto a riconoscere che l'entità dei fenomeni che stanno colpendo la chiesa esula dal loro campo di competenza.
Questo mi affascina molto, e non fa altro che aumentare la mia già presentissima stima nei confronti di Big J.
Ogni personaggio è interessante, intelligente, aperto all'altro ma non incoerente.
Persone che vorrei incontrare nella vita reale.


Chiaro, parliamo di un film.
Un film girato con qualcosa come i 5€ della paghetta.
Un pochino si vede, dai. Un pochino.
Ma, francamente, ce ne frega?
No che non ce ne frega, perché con 5€ noi ci compriamo un pacchetto di sigarette (voi, perché io non sono scema e non fumo), lui, che c'è un motivo se è una specie di divinità greca, ci ha girato un film che inizia sottovoce, e poi esplode.
La sensazione è quella di una tavola preparata: si inizia a cucinare pian piano, poi si apparecchia, con calma e in ordine. Poi si inizia a sentire il profumo del cibo che è quasi pronto e infine sbam! Piatti in tavola, portata dopo portata, rumore di posate, l'acqua versata, e infine, gran finale per cui c'è sempre spazio anche nello stomaco più pieno, il dolce.
E così Il signore del male. Inizia con 10 minuti di titoli di testa, angoscianti e infiniti, nei quali assistiamo alla preparazione della mattanza. Quello che dovrebbe essere il momento in cui sentiamo il profumino del cibo è quello in cui il demonio si libera, prende possesso della prima vittima, ed entriamo nel vivo del film.

A questo punto affrontiamo la questione paura. Perché si parla di un film demoniaco. Di un film demoniaco della miseria. Quindi, come ha potuto una persona terrorizzata dal suddetto filone averlo visto?
Paura me ne ha sinceramente fatta. Mi ha lasciato quella patina di angoscia sulla pelle, quella che potrai anche farti mille docce (se hai il coraggio di andare in bagno da sola) ma la senti ancora lì. Per tutta la durata sono stata incollata allo schermo, ma questo era prevedibile.
Certo, quel finale lì mica me lo aspettavo.
Infatti ho fatto un triplo carpiato rovesciato imbalsamato che credo di avere tolto un paio di doghe al letto.
Eppure, dopo lo spavento iniziale, era l'unico finale possibile. Io non ci sarei mai arrivata di testa mia, ma una volta che il sior Genio me lo ha presentato, era in effetti l'unica cosa da fare. Che è il motivo per cui lui è, appunto, il sior Genio e io la siora Cretina.


Mi pare di avere capito che lo si ama o lo si odia, sto principe delle tenebre.
Io, personalmente, l'ho amato.

(Certo, se ne volete un'opinione più seria e molto meglio argomentata, vi rimando alla recensione di Obsidian Mirror)

venerdì 31 ottobre 2014

Ghosts of Halloween: Shutter

09:41
SALUTIAMO INSIEME GLI SPOILER CHE POPOLERANNO QUESTO POST



Sono passati giorni da quando ho posato i miei occhi su Shutter.
E ancora oggi, quando mi infilo a letto, riesco a vedere chiaramente il fantasma di Natre che risale dal fondo del letto per venire verso di me.
Me la faccio maledettamente sotto.

Ma facciamo un passo indietro.
In questo post vi avevo detto di non aver visto molti film orientali.
E il buon autore di Obsidian Mirror mi ha sempre detto di rivalutarli, questi poveri asiatici che sono bravi pure loro quando vogliono.
Qualche giorno fa (forse un po' di più di qualche giorno), poi, Erica de Il Bollalmanacco di CInema ha scritto su Facebook che questo film faceva paura.
Insomma, una specie di congiunzione astrale ha fatto sì che io inciampassi in lui e lo vedessi.

Mentre Tun e Jane tornano in auto da una cena, investono e uccidono una ragazza, ma scappano spaventati. Da quel momento, uno spirito si insinua nelle loro vite.
La vicenda si complicherà ulteriormente quando scopriranno che tutti gli amici di Tun sono morti suicidi.

Ho provato mille volte a scrivere questo post, a riassumervi la vicenda, a dirvi cosa ne penso.
Sono giunta alla conclusione che sia meglio partire proprio da quella.
Dalla conclusione.

L'apparenza inganna sempre, vero?
Pensi che un film non ti farà mai paura, e invece non ci dormi la notte.
Pensi che il tuo ragazzo sia la persona migliore del mondo e invece è complice in una vicenda orribile.
Niente è come ce lo aspettiamo, almeno in Shutter.

Perchè proprio quel Tun così carino, così dolce, così somigliante ad Orlando Bloom, ha l'anima macchiata di uno di quei crimini che ti sporcano in modo indelebile, o almeno così mi auguro.
Nessuna ragazza è stata investita, quella notte.
Quella prima, spaventosa, apparizione, non è altro che il primo tentativo di allerta di una povera ragazza che ormai non aveva più niente da perdere.
Jane è preoccupata per tutti quei fenomeni paranormali che colpiscono lei e il suo ragazzo, e vorrei ben vedere. Le fotografie non riescono più bene, ci sono indizi disseminati ovunque.
L'unica possibilità è di seguirli, nella speranza che conducano alla soluzione del problema.
E ci si arriva, non preoccupatevi.


Nel frattempo, tutti gli amici di Tun sono morti, suicidi. Tutti nello stesso modo.
Tun è il prossimo, senza dubbio.
Quello che Jane non riesce a capire è PERCHE'.
E quindi indaga, va sempre più a fondo, si lascia guidare. Sembra quasi che inizi a fidarsi del fantasma.

Perché, dettaglio non insignificante, un fantasma non nasce mai come tale. E' sempre quello che resta di una persona in carne ed ossa.
Questa, di persona, si chiamava Natre, era una ragazza apparentemente silenziosa e quieta, quindi subito indicata come sfigatella.
Ma anche gli sfigatelli si innamorano, pare. E quando ti innamori, c'è poco da fare, soprattutto se sei così ingenua e magari sprovveduta. Non ti accorgi di chi hai realmente davanti. E questo, purtroppo, non sono solo i film a dircelo.
Natre si innamora di Tun. Ma se il suo sentimento è diventato così grande e importante è perchè LUI ha innaffiato il fiorellino. L'ha frequentata, magari l'ha fatta sentire speciale per un po'. E cosa importa se quando sono in giro con gli amici fingo di non conoscerti perché mi vergogno, mi farò perdonare stasera tra le lenzuola con qualche parolina dolce.
Però poi Natre diventa assillante, Tun non ce la fa più e la lascia. E lei, chiaramente, soffre come un cane, perché l'amore quando finisce fa così. Fa male.
E pensi che niente possa farti ancora più male, fino a quando non vieni violentata da quegli stessi amici a cui Tun non ti aveva mai presentato. Ma soprattutto, fa ancora più male quando lui è lì, vede quello che ti viene fatto ma non solo non lo impedisce, lo immortala anche.
E mentre tu sei lì, a subire tutto questo, ti tocca anche in sorte di sentire uno dei buontemponi dire, riferendosi alle fotografie che Tun scattava: 'Dai, che questa la mettiamo sul camino e la mostriamo ai figli per Natale', o qualcosa del genere.

Quando tutto finisce, tu non reggi.
Torni a casa, dalla mamma. Perché è lì che tutti vogliamo essere quando soffriamo. Dalla mamma. E quando il trauma ti sovrasta, ti uccidi.
Ma non puoi permettere che finisca così.
Allora torni, e quantomeno cerchi di mettere in allerta Jane, che, ignara, continua a stare con Tun.

Nel frattempo, però, i responsabili li hai fatti fuori personalmente.
Se non ci ha pensato il rimorso ad ucciderli, ci hai pensato tu.
Ci ha provato anche una ragazza qui da noi, nel mondo reale, a fare una cosa del genere, e la fine che ha fatto è stata la dimostrazione di come l'umanità sia morta e la civiltà nel senso più 'romantico' del termine sia ormai inesorabilmente in declino.


Insomma, sono tutti morti, tranne Tun.
E qui, perdonate tutti i francesismi che seguiranno, arriviamo al finale, che fa una cavolo di paura benedetta.
Non è che tutto il film sia superlight, anzi, ma nel finale ti sopraggiunge una consapevolezza che ti ghiaccia le ossa, ti fa scappare immediatamente la pipì ma nello stesso tempo ti fa avere paura di andare in bagno da sola.
LEI E' SEMPRE STATA Lì.
E con lì intendo letteralmente in spalle a Tun.
Madonna che paura.
Madonna madonna madonna.
Allora io che sono lì al pc sgrano gli occhi, sobbalzo, poi mi accorgo di non essere sola nella stanza e che i miei mi guardano male allora fingo disinvoltura perchè è noto a tutti che a me i film horror non fanno paura.
Ma quanto ho dormito male, benedetto signore, quanto.

Ed è con un filmone come Shutter, che se non correte a guardarlo Natre viene a cercare pure voi, che firmo la mia prima partecipazione alle iniziative della blogosfera.
Tanti bei signorotti cum blog hanno scritto dei post, tutti a tema fantasmi, con mia somma gioia, e li trovate tutti quanti qua:

White Russian

domenica 27 aprile 2014

Il fenomeno Amityville - parte II

18:48
Proseguiamo il nostro discorso sulla faccenda Amityville, che avevamo iniziato qui.
Ero stata preventivamente avvisata da Frank di Visione Sospesa sul fatto che il secondo episodio della saga avrebbe fatto paura, ma ormai saprete quanto sono coraggiosa e temeraria.


Comunque, questo secondo film è pure lui tratto da un libro, Murder in Amityville scritto da Hans Holzer. Però George Lutz, che con sta questione della casa maledetta ci stava facendo su le palanche, ha detto:
'No, Dino (DeLaurentiis, il produttore), per piacere, ascolta ammè che di ste cose ne so, ispirati a Amityville Horror Part II!'
Ma Dino, che qualcosina sapeva pure lui, ha risposto:
'Senti bello, resta nel tuo che qui comando io e questa è casa mia.'



Tribunali e mica tribunali, per decidere che Damiani poteva ispirarsi a quello che gli pareva a lui a patto che specificasse che il film non c'entrava nulla con lui.
Ma appurato che il film è ambientato PRIMA dell'arrivo dei Lutz, come poteva c'entrare con lui?
Megalomane.

AMITYVILLE POSSESSION - 1982 - Damiano Damiani

Prima dei Lutz con tutti i loro casini, nella casa di Ocean Avenue ci stavano i DeFeo.
Che in questo caso si chiamano Montelli.
I quali, poveri Montelli, non partono da una base gioiosa ed equilibrata. Papà Montelli è uno schifo di uomo. Mamma Montelli è un'isterica senza palle. Figli Montelli Senior sono dei precursori della moda Lannisteriana e Figli Montelli Jr non contano niente, però sono teneri perché sono fratelli anche nella realtà e sono tanto carini.
Arrivano in quel fenomeno di casa, non fanno in tempo a disfare le valigie che inizia a scorrere sangue dai lavandini, scritte sataniche sul muro, è una velocissima discesa verso gli inferi che non lascia un attimo di respiro.


Amityville Possession è un prequel che supera abbondantemente il predecessore, facendogli anche mangiare la polvere del sorpasso. E' un film teso, angosciante, spaventoso. Fa davvero paura, come mi aveva detto Frank. Siamo da subito consapevoli che nella casa qualcosa non va, ma ci viene spontaneo non dare troppo peso alla questione perchè siamo belli coinvolti nei problemi famigliari. Padre violento, madre succube, figli incestuosi. E' pieno di spunti, al punto che quasi quasi ci dimentichiamo che qua c'è un figlio posseduto di troppo.
La vicenda è bella divisa in due, con una prima parte più umana, che poco ha a che vedere con il soprannaturale. Si arriva poi alla seconda che ha inizio con lo scoppio vero e proprio della possessione, in una scena che ha dell'incredibile.
Sonny, il figlio maggiore, è solo in casa, in un periodo nel quale cominciava a sentire un po' di inquietudine e malessere. Si aggira angosciato per casa, consapevole di non essere solo. Si volta qua e là, guardando in faccia qualcosa che a noi è celato. Cresce la tensione, fino a quando questo 'qualcosa' lo inchioda disteso a letto e fa continue e costanti pressioni sulla sua pancia. Come se la possessione non fosse più una cosa 'spirituale' ma una vera e propria possessione fisica, con la presenza che entra letteralmente nel tuo corpo e lo fa proprio.
Un punto di vista interessante e poco sviluppato altrove, anche nello stesso Esorcista che Daminìani così spesso cita.


Ho poi adorato il modo in cui la storia è strutturata.
Tutto gira intorno al momento in cui Sonny uccide la famiglia. (Non è uno spoiler, il film racconta la storia dei DeFeo morti ammazzati dal figlio.) Tutto quello che succede gira intorno a quella scena. Eppure il film non finisce lì. Non è il momento finale, non è che da lì parte il crescendo finale cum esorcismo cum esplosione.
Muore la famiglia, ma continua l'esplorazione della mente di Sonny, continuano le scene (spaventose) in cui il demone si manifesta.
Continuo a farmela sotto.

A fine film, però, rimane un dubbio amaro sulla natura umana.
Tra padre bastardo e violento e figlio - suo malgrado - posseduto, chi è il vero demone, lì dentro?



giovedì 23 gennaio 2014

The Pact

10:23
(2011, Nicholas McCarthy)


Annie è costretta a tornare nella casa della sua infanzia dopo molto tempo per assistere al funerale dell'odiata madre. Dopo la scomparsa della sorella, però, si troverà ad affrontare fantasmi (reali o metaforici?) del suo passato.

Avete presente quando guardate un film horror e pensate: 'Ma come si fa a reagire così? Ma io sarei già corsa fino in Azerbaijan!'?
Fastidioso, vero? Toglie molti punti al film.
Ecco, il primo, grandissimo, punto che rende The Pact il bel film che è, è il fatto che la protagonista ha una paura maledetta. Talmente paura che si sveglia da un incubo e corre fuori di casa in mutande, cerca di accendere la moto per scappare il più lontano possibile. Che è la reazione che, dettaglio della moto a parte, avrei io e penso anche una buona parte di voi.
FINALMENTE.
Non è che si trasforma in una supereroina in borghese, è una tipa normale, che se la fa addosso, ma fa il possibile per liberarsene. Continuando iperterrita a farsela addorso.
Bravò, Nicolà.


A parte ciò, un dato oggettivo è che sto film fa una gran paura. Ho contato un minimo di tre salti sulla sedia di quelli che manco un campione olimpico, e una costante d'ansia dall'inizio alla fine. Certe scene toccano picchi di tensione allucinanti. Me la sono fatta sotto insieme alla povera Annie,e forse anche più di lei. All'arrivo della medium ho sentito l'inquietudine incombere su di me come una spada di Damocle che mi sono cercata da sola.

Ecco, ho trovato qualche problemino di sceneggiatura, quello sì. Senza rivelare troppo, non mi hai spiegato dove finisce la bambina per tutto il film. Ogni volta che Annie scappava io pensavo 'Ti sei scordata la piccina', invece a quanto pare no. Ma dov'era? Sembra una piccolezza, ma è una mancanza. Così come non rivela altre cose che si capiscono tranquillamente, ma senza la spiegazione finale sembrano quasi irrisolte.
Ma siccome McCarthy ci sa fare, perdono tutto.


Da guardare rigorosamente canticchiando Lady Gaga.


lunedì 11 novembre 2013

L'ultimo esorcismo

14:09
(2010, Daniel Stamm)




Sto affrontando le mie paure, cari lettori, e sono talmente fiera di me che mi darei un bel bacio in fronte.
Ho scelto proprio questo film perché ne avete parlato tutti (o quasi) malissimo. E mi sono detta che se era davvero un FDC non avrebbe potuto farmi troppa paura, ecco.

Cotton Marcus (ditemi vi prego chi l'ha scelto sto nome, perché io non me ne capacito) è un reverendo in piena crisi spirituale. Nella sua vita ha eseguito numerosi esorcismi ma senza credere realmente a quello che stava facendo. Per questo motivo decide di girare un documentario in cui dimostrare come siano in realtà tutte suggestioni e porta con sè un operatore e la sua collega a registrare quello che dovrebbe essere il suo ultimo esorcismo.
Poi vediamo chi si fa suggestionare davvero.

Soggettivamente mi tocca riconoscere che il film mi ha fatto paura. Ma questo solo perché io ho una paura maledetta del suo sottogenere, perchè in realtà si vede poco o niente, eh. Il 'momento clou' è concentrato negli ultimi 10 - 15 minuti di visione, che comunque rispetto ad altre pellicole sono davvero poca roba.

Oggettivamente mi tocca riconoscere che il film non va. Non è che non vada al punto da farmelo definire Film di Cacca, ma non funziona, non procede.
Prima di tutto sto reverendo è proprio un infame maledetto. Ridicola fino allo svenimento la sua interpretazione del predicatore affascinante e carismatico. Ma soprattutto è un codardo, incapace di prendere una decisione. Non credi in quello che fai? Molla tutto, bello, vai a fare lo spazzino invece di prendere per i fondelli le persone. Perché la religiosità, per chi ce l'ha, è una componente importante, e questo piglia clamorosamente tutti per il culo. In particolare la povera Nell, già ferita dal più cattivo dei lutti, già infragilita da una personalità non proprio dirompente e già sottomessa ai caratteri ben più forti dei due uomini della sua famiglia. 'Sto stonzo.


La debolezza della trama non è ripagata dal finale, che sì è a sorpresa, ma è fatto in modo talmente caotico e poco fluido da risultare quasi fastidioso. Ma mi ha aiutato a capire una cosa che mi girava nella testa da tutta la visione: il fratello è uguale a Ed Sheeran!

Rimanendo sul finale, però, una cosa la voglio dire. Leggendo varie opinioni in giro (e mi scuso se non linko la fonte ma davvero non la ricordo) si critica questa sorpresona finale dicendo che nega con il suo stesso essere tutto quanto è stato visto in precedenza. Ecco, in questo non sono molto d'accordo. Per tutto il film le persone del paese parlano di sette e quant'altro (cosa che peraltro fa riflettere su quanto il finale sia realmente un colpo di scena) e soprattutto non si parla mai dell'origine della possessione di Nell. Niente tavolette Ouja, niente sedute spiritiche, niente. Il demonio poteva anche aver trovato tranquillamente la strada per conto suo.



Concludo con una nota positiva, ché oggi sono di buonumore: Ashley Bell (Nell) è davvero, davvero, brava. Avete notato che per tutto il tempo non si è quasi mai tolta gli stivali che le aveva regalato il tecnico (la tecnica? la tecnico?) del suono? In certi momenti faceva una tenerezza incredibile, un faccino adorabile e un'interpetazione degna di nota.
Se solo non avessi fatto millemila incubi su di te, disgraziata!


sabato 26 ottobre 2013

Requiem

13:50
(2006, Hans-Christian Schmid)

Presenti Spoiler, che comunque vi coccate lo stesso se cliccate sul nome della pora ragazza.



Vi devo raccontare un po' di fatti miei, perchè lo vedo che siete lì troppo curiosi e volete tassativamente sapere.
Io, per quanto incredibile possa sembrare, canto in un coro di musica sacra. Domani sera il mio coro (che se volete sbirciarci, è questo) si esibirà in un concerto. Lo volete sapere cosa cantiamo?
Questo:


Un REQUIEM.
Un bellissimo Requiem, se mi è concesso.
Ne consegue che mi è tornato alla mente questo film, che mi affascina e incuriosisce più o meno dal momento della sua uscita, ma che, per i motivi che vi ho raccontato qui, non ho mai avuto il coraggio di guardare, nonostante le calde raccomandazioni di Frank di Visione Sospesa.
  
Requiem ripercorre la storia di Anneliese Michel (clic sul nome per leggere cosa vi racconta Wiki), ragazza tedesca morta dopo essersi sottoposta a sedute di esorcismo.
Sì, per i più la sua storia è nota grazie ad un altro film, L'esorcismo di Emily Rose.

In questo caso invece di Emily abbiamo Michaela, 21enne tedesca affetta da epilessia che si allontana da casa per frequentare l'università. L'aumentare delle crisi comincia a far sospettare che in realtà Michaela non sia semplicemente malata.



Terminata la visione, quello che rimane marchiato nella mente è l'ultimo sguardo di Michaela. Mi spiego: in una pausa dagli esorcismi, la ragazza esce a fare una passeggiata con l'amica Hanna. Quest ultima, ferma nel suo pragmatismo, continua a dirle che in lei non c'è niente, che dovrebbe solo farsi curare, mentre Michaela dice semplicemente di essere 'pronta' ad accogliere le sfide che Dio ha in serbo per lei. Risalgono in macchina, e la giovane guarda di fronte a sè con uno sguardo talmente rassegnato e sereno che mi ha gelato le ossa.
Una totale accettazione degli eventi, un atteggiamento completamente rilassato, di completa sottomissione alla volontà di Dio. 


Salvo che poi appare l'agghiacciante scritta che ci comunica la morte della ragazza per deperimento.

Quello che distingue nettamente Requiem da qualsiasi altro film che tratti la stessa tematica, è il fatto che si eviti, con una classe incredibile devo dire, di puntare allo shock. Le scene 'impressionanti' sono veramente poche, niente viso rovinato dalle cicatrici, niente versi strani (solo qualche smorfia, perchè in fondo Satana è una personcina simpatica), niente contorsioni (ok, forse un pochino), niente usi impropri del crocifisso e niente vomito verde.
Dimenticate Reagan.
Sembra che il Diavolo in questo caso non punti ad 'approfittare' di un corpo innocente, quanto invece punti a 'rubare' un'anima così devota come quella di Michaela al suo eterno rivale, ad allontanarla dalla sua fede, anche fisicamente, tanto è vero che le sue mani si contorcono pur di impedirle di toccare un rosario o un crocifisso.
Che poi sì, è quello che la Chiesa afferma da sempre, ok.

E qua poi possono nascere due scuole di pensiero. Per i credenti questo può essere forse un gran motivo di arrabbiatura. Ma come, Dio? Io ti prego, ti ringrazio per quello che mi hai dato, frequento la tua Chiesa, mi sforzo di essere una brava fedele, e tu mi fai questo? Dopo tutto quello che ti ho dimostrato finora, tu mi vuoi mettere alla prova? Perché?
Per gli atei, invece, può essere tutt'altro. Michaela comincia a dimenticare i farmaci, la sua malattia ritorna più forte di prima, e lei, nel suo fervore religioso, attribuisce la colpa a qualcosa che non esiste anzichè farsi curare. Anzi, la sola idea dell'ospedale la fa infuriare. E poi, lei muore di stenti, in pratica. Si dice testualmente 'per deperimento'. Se non mangi muori, fine della questione. Non ci sono dèi, e non ci sono demoni.



In questo, Schmid rimane neutrale. Il suo intento sembra essere quello semplicissimo di narrare la storia di una ragazza. Al buonsenso di ognuno sta la decisione.

Così come sta al mio buonsenso fare il nome di Sandra Huller, l'attrice che interpreta Michaela. Finissima, mai esagerata nemmeno nei momenti più drammatici. Il film ruota interamente intorno a lei, tutto il resto è solo una cornice che decora il suo incredibile talento.

Musica ridotta all'osso, colori tenui, locations quasi scarne, è quasi un film minimalista. Sicuramente è un film incredibile, qualunque sia la vostra opinione su questi argomenti.

Ma, se credete in Dio, fa una paura maledetta.

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