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sabato 26 novembre 2016

Non solo cinema: Infinite Jest

14:27
Non mi definirei propriamente determinata, ma a volte mi metto in testa una cosa e non ci dormo la notte finché non me la porto a casa. Volevo leggere Infinite Jest, il portentoso, mastodontico, mitologico Infinite Jest, e nonostante voi mi aveste detto su Facebook (la seguite la pagina fb del blog, vero? sta qui) di iniziare con Wallace da La scopa del sistema, io no, volevo il mattone e mattone fu.


DISCLAIMER:
Non crederete mica che mi sia messa a recensire una oba del genere, vero? Diciamo che questi sono solo dei non richiesti consigli per l'uso. Non vi dico nemmeno di cosa parla, perché secondo me non serve a niente. Se pensate che questa sia una baggianata, non esitate a farmelo notare.

Piccolo momento in cui, come di consuetudine, gioco a fare la maestrina per credermi intelligente: risponde al (bellissimo) nome di Infinite Jest un esorbitante romanzo (1179 pagine di romanzo effettivo a cui fanno seguito un centinaio di pagine di note che, sì, dovete leggere perché sì, sono essenziali alle vicende narrate) scritto nel 1996 da un autore, David Foster Wallace entrato nel mito perché quando le persone si tolgono la vita la conseguenza è entrare nel mito. Ogni lettore amante della letteratura contemporanea americana inciampa prima o poi sulle caviglie di DFW, e io ci sono finita un paio di mesi fa.
A lettura ultimata mi sento di parlarne un po' con voi. Prima di tutto per rassicurarvi: se io sono riuscita a scalare questa montagna incantata, voi potete farcela ad occhi chiusi. Servono giusto un paio di accorgimenti. 

Credo che però sia giusto dire prima di tutto chi non deve leggere IJ: 

  • chi ama l'avventura. Qua non ce n'è, alcuna. Ci sono storie, ci sono eventi, ci sono flashback e ci sono dialoghi. Ma azione proprio no. Succedono cose, certo, ma non lo definirei un libro adrenalinico. E perché si inizino a tirare le somme ci vogliono almeno 800 pagine, prendetevela comoda.
  • chi si trova a proprio agio nel leggere romanzi dalla trama lineare e classica, dove con classica intendo 'inizio - evento sconquassatore - conclusione'. Qua non solo la trama non è affatto lineare, ma non so nemmeno se posso sentirmi a posto con la coscienza a chiamarla 'trama'. È un gomitolo di eventi, un abbraccio di persone le cui storie sono incrociate o si incroceranno nel corso del tempo. Bisogna prestare attenzione alle date, sperando di ricordarsi la data letta all'inizio del capitolo precedente, magari una cinquantina di pagine prima. Bisogna ricordarsi dettagli, aneddoti buttati lì apparentemente per caso, perché TORNA TUTTO. Al limite prendete appunti. Non ammetterò mai di averlo fatto a mia volta. 
  • chi trova piacere nel leggere una scrittura scorrevole, penso per esempio a L'amica geniale della Ferrante. Lo stile di DFW è incantevole. Mi sono ritrovata più volte a fotografare pagine intere per non scordarle. Ma scorrevole proprio no. Le frasi durano pagine intere, a volte bisogna tornare indietro per ritrovarsi, il vocabolario è vastissimo e variegato, mai ripetitivo e quindi talmente ampio da rendersi necessario un giretto su Google ogni tanto per capire bene che ciumbia sta dicendo. Soprattutto se come me non sapete nientenienteniente di tennis, per esempio.

Detto ciò, parliamo di chi invece IJ lo vuole leggere ma desidera qualche dritta da una pirletta che non solo è sopravvissuta alla lettura, ma che si trova anche in condizione di parlarne costantemente.
Il consiglio più importante di tutti è anche il più banale: non sentitevi in dovere di leggerlo. Non solo non vi renderà più intelligenti farlo ma vi farà sentire tremendamente stupidi, perché il confronto con una mente straordinaria è sempre impietoso. Prenderlo come una missione che va fatta una volta nella vita non solo lo renderà un obbligo, ma trasformerà per magia un libro unico in un lavoro, e la sua pesantezza (perché leggero non è) diventerà insostenibile. Godetevelo come il bel romanzo che è, e nessuno si farà male.
Prestate attenzione. Perdersi è un attimo. Come dicevo sopra, ogni cosa narrata serve poi per giungere alla conclusione comprendendo qualcosa. Non siamo dalle parti di Tolkien, in cui si poteva passare velocemente su alcune pagine perché millemilioni di parole per descrivere la Contea non sono esattamente necessarie alla comprensione. Qua si salta una pagina e già si capisce poco e niente. Certo, tenete sempre conto che io non brillo per sapienza, ma è pur vero che in ogni pagina c'è qualcosa che conta.
Non prendete però il tutto troppo sul serio: Infinite Jest è prima di tutto un grosso, gigantesco, perculo. Diventa un po' meno divertente quando ci si accorge di quanto, anni fa, ci avesse preso su alcune faccende (allego screen di tweet della sottoscritta), e su quanto le vittime della sua feroce ironia siamo tutti noi, ma leggerlo fa sghignazzare.



Ma insomma, a me sto libro è piaciuto?
Molto, con un MA.
Infinite Jest ha una scrittura inarrivabile, mai letto niente di simile. DFW ha un modo di utilizzare le parole che mi ha affascinata come mai mi era successo prima d'ora, ed è sbalorditivo. Il mio plauso a chi si è trovato a doverlo tradurre, 'sto lavorone. La mia testa, appassionata di parole più che di ogni altra cosa, ne è stata rapita.
Meno la mia pancia, che come sapete è il motore che guida questo posto. Se IJ prende la mente e la porta da un'altra parte, in un luogo in cui si è costretti a non pensare ad altro che alla famiglia Incandenza, la mia emotività non ne è stata coinvolta in modo eccezionale. Dopo avere letto in giro un po' di info sul romanzo, avevo predetto che mi sarei innamorata di Hal Incandenza, il protagonista (se così si può dire). Invece no, le vicende non mi hanno scombussolato le viscere e non riesco a capire se questo è quello che DFW voleva o se, semplicemente, con me il libro non ha fatto breccia.
Tutto sommato, però, non credo che questo sia un romanzo passibile di opinione personale. Forse nemmeno deve piacere. Deve essere studiato. Quasi non sembra un romanzo, ma più un approfondimento, un'analisi, un saggio, in cui dobbiamo accomodarci per seguire il percorso fatto dal pensiero dell'autore, e lasciarcene trasportare. Un viaggio, un'esperienza, che sono felice di avere fatto. Non escludo di tornare su questa barca, per ora lascio che le parole di DFW continuino a fluirmi nella testa attraverso gli altri libri, avrò tempo per tornare qua e capire quante cose non ho colto a ventisei anni.
Sono certa che sarà un viaggio completamente diverso.



Link utili a chi volesse approfondire la questione:
Il post di Tegamini. Io spero abbiate Snapchat per seguire Francesca anche lì dove francamente dà il meglio di sè. In caso non amiate i social, il suo post su IJ è completissimo, scritto nella spassosissima maniera che la contraddistingue e davvero davvero utile per chi vuole sapere di cosa cavolo parla. 
L'immancabile post de Il Post, prima di tutto per l'amore appassionato che mi lega alla testata online e poi perché quest anno il lavoro di DFW ha compiuto 20 anni e loro giustamente ce l'hanno ricordato.
Un post di Buzzfeed, perché le mie fonti sono sempre di altissimo livello.
Un bellissimo video dell'unica Youtuber italiana che seguo con sincera ammirazione su DFW.
L'ovvio ma utilissimo wikia di IJ. Nel caso vi perdeste, e non sarebbe così assurdo, sarà lui a prendervi per mano e ricordarvi chi cavolo è sto personaggio che avete incrociato per due paragrafi 300 pagine fa.

Da poco è uscita una nuova edizione tascabile (per quanto si possa tascabilizzare) di IJ, la trovate qui:


Infinite jest in italiano
 

La versione in inglese per i più coraggiosi di voi

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