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lunedì 22 maggio 2017

Get out

11:25
È successo di nuovo. È arrivato il film chiacchieratissimo, pompatissimo, discussissimo, il film fulcro del 2017, senonlovediseinessuno.
La cosa più importante della massiva campagna pubblicitaria che ha anticipato l'arrivo di Get Out è che il film è bello per davvero.



A meno che non viviate sulla Luna (fortunelli), la trama la conoscete. Agli alieni in ascolto la racconto: Chris è un ragazzo che deve sottoporsi alla tortura di andare un weekend a conoscere la famiglia della fidanzata Rose. Come se questa non fosse già una trama sufficiente ad un grande film dell'orrore, ecco che la famiglia si rivela ancora più bizzarra della media delle famiglie comuni.

Dal trailer buona parte della questione è comprensibile, ma non fatevi ingannare: la vera storia è meno prevedibile del previsto, soprattutto nella sua parte conclusiva. La cosa davvero bella, però, è che il film è disseminato di frecciatine, riferimenti, doppi sensi, divertentissimi e intriganti. È impossibile restare indifferenti, giocare a chi capisce prima cosa succeda è inevitabile. Guardarlo a casa è quasi consigliabile, soprattutto in compagnia e soprattutto con soldi da scommettere. Io perderei tutti i miei averi perché non capisco mai niente, ma tant'è.
Si parte con un cervo investito, e da lì è tutto in discesa. La tensione inizia ben prima di arrivare a casa della famiglia di Rose, un po' perché ci si arriva carichi delle immagini di cui siamo stati sommersi e un po' perché effettivamente il film è molto rapido nel dirti che qualcosa non andrà bene.
Il cervo è solo il primo dei presagi di malasorte.
Guardato poi con occhi provati dall'aspettativa, ogni frase, ogni immagine, ogni scena è una guida verso il male che accadrà, e il film non fa proprio niente per impedirlo. Chris vive la situazione dall'interno e ci mette un po' a vedere che qualcosa di storto c'è, ma noi siamo lì proprio per aspettarlo, e vediamo il marcio in ogni cosa.
Non che ci sbagliamo, comunque.
Questo gioco tra la consapevolezza dello spettatore e quella del protagonista, che abitualmente mi fa venire in mente nomi ben più conosciuti di quello di Peele, che è al primo film, a me ha soddisfatto tantissimo. Da tempo non mi attaccavo allo schermo con uno sguardo così coinvolto, da tempo non volevo urlare al protagonista di non andare da quella parte.
Con l'inserimento dei due servitori di colore, poi, ho toccato le stelle. Inquietanti il giusto senza mai scadere nello strepitio del 'Ehi! Lo vedi che qualcosa non va? Non siamo proprio normali!', ma con il giusto equilibrio di normale bizzarria umana e lieve eccesso della stessa.
Ad un certo punto, poi, mentre già ero lì che sfregavo le mani dalla soddisfazione, ecco che compare Caleb Landry Jones. E allora, in quella sala mezza vuota, avrei voluto alzarmi in piedi ad applaudire, perché é BRAVO BRAVO BRAVO e a me quelli bravi bravi bravi rendono felice.

La cosa migliore, però, e mi rendo conto che qui si toccano i gusti personali, è che il film sceglie di non farci vedere le mazzate in testa, ma di deviare in qualcosa di simil-paranormale, in una delirante conclusione che però, a me, è piaciuta da impazzire. Inaspettata e folle, prende per il collo i nostri privilegi bianchi e, prendendoci abbondantemente per il sedere, li rispedisce al mittente, senza privarci di un po' di sana umiliazione.
Con It a ottobre è difficile parlare di film dell'anno, almeno tra quelli che usciranno in sala, ma oh, io son proprio contenta.

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