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lunedì 16 marzo 2015

The taking of Deborah Logan

14:02
(2014, Adam Robitel)

Ho letto per la prima volta di questo film qui, da Malpertuis, il blog a cui guardo con ammirazione sconfinata e rassegnazione mista invidia perche', andiamo, le avete lette le sue recensioni?
Questa sara' decisamente piu' terra terra e banalotta.

Mi ha affascinata da subito, per qualche strambo motivo irrazionale, ma siccome parliamo di taking capite anche voi che non potevo guardarlo con leggerezza, vista la mia relazione di amore/odio col tema. Quindi ho aspettato di non essere a casa a sola, ed eccoci qui.


La Deborah Logan del titolo e' un'elegante signora a cui e' stato diagnosticato il morbo di Alzheimer. Le spese mediche sono costose, pertanto la figlia sceglie di accogliere in casa un gruppo di studenti che realizzera' un documentario/studio sull'avanzamento della malattia.
Non passera' molto tempo prima che si accorgano che forse Deborah non e' solo malata.

L'ultima volta che qualcuno aveva avuto l'ideona di fare un mock a tema demoniaco il risultato era stato L'ultimo esorcismo, che insomma non era proprio un risultatone.
Stavolta ci e' andata decisamente meglio.

Cosi' elegante, discreta e raffinata la madre, Deborah, appunto, tanto ansiosa, apparentemente trasandata e' la figlia, Sarah. Si trovano ad affrontare uno di quei dolori che ti restano appiccicati alla nuca.
Puoi non pensarci, puoi distrarti bevendoti una birra in veranda, ma sta li', sempre pronto a colpirti quando non ci stai pensando.
Sarah da figlia comunissima di madre comunissima e' costretta a trasformarsi in caregiver, a dedicare ogni istante della sua giornata alla madre malata che sta peggiorando molto piu' velocemente del previsto.


E non c'e' certo bisogno di avere lavorato a contatto con le famiglie di anziani malati per comprendere quanto questo ruolo investa completamente la vita di chi ci si ritrova invischiato.
Da un lato hai il grande dolore di vedere tua madre soffrire cosi', con una malattia cosi' infame. Dall'altro la tua inividualita' viene messa da parte, a tempo indeterminato.

Anche per questo l'arrivo della troupe che realizzera' un video su Deborah e il suo male si rivela salvifico. Sarah non si ritrova sola a gestire questa enorme responsabilita', ha compagnia e sostegno, ha una studentessa di medicina che, visto il peggioramento di Deborah, e' fondamentale.

Peggioramento che e' rapido e inaspettato, ma non violento o mal presentato nel film. I fenomeni inspiegabili partono in sordina, la sua crescente aggressivita' potrebbe essere spiegata con motivazioni mediche.
Potrebbe, ma non e'.
I medici non sanno che fare.
Ma rimangono, continuano, visitano, ricoverano.
Mica come ne L'Esorcista che hanno guardato intensamente Reagan negli occhi e dicono "Signora io non so lei ma vedrei un prete".
Qui siamo nel 2014, la ragione e la scienza prevalgono, questa donna DEVE essere malata.
Lo e', per carita', ma non solo.

Il che rende la questione due volte piu' interessante, perche' ogni azione (a parte ovviamente quelle piu' estreme, fisicamente impossibili e finali - io terrei d'occhio le mascelle. C'e' una scenona) potrebbe essere guidata da una o dall'altra variabile. Per buona parte della pellicola Deborah potrebbe essere tranquillamente un caso clinico molto particolare e grave. 

Hai davanti agli occhi il corpo di una persona che ami. E' proprio li', il suo volto, i suoi occhi, le sue labbra.
Ma non e' piu' se stessa.
Alzheimer o possessione, cosa importa?


Ho iniziato l'anno con certe pellicole che raggiungerle in scaletta di gradimento e' tostissima, e purtroppo The taking of Deborah Logan non tocca certe vette di radioso splendore.
Pero' vi sconvolgero' rivelandovi che a me ha inquietato in quel modo che ti mette a disagio sulla seggiola, che ti fa controllare ogni tanto dietro le spalle di non avere un'anziana pazza che cammina in camicia da notte e spunta dalle porte.
E si', ho fatto un paio i saltini non indifferenti sul ivano che meno male che ho un bel sederotto che ha attutito i colpi.


mercoledì 18 febbraio 2015

The loved ones

16:02
(2009, Sean Byrne)

Che. Fastidio.
AAAARGH.

Vorrei stare qua a elencarvi i motivi per cui questo film ha provocato, fotogramma dopo fotogramma, un senso di disagio, disgusto e FASTIDIO, ma davvero, non abbiamo tutta la giornata.

Brent viene invitato al ballo di fine anno dalla compagna Lola. Rifiuta l'invito, perché è fidanzato. 
Lola ci resta, giustamente, un po' male.
E di trama non vi dico altro perché questa perla australiana vale la visione 'a freddo'.


Per parlare di questo fortissimo film ho deciso di elencarvi tutti i film a cui mi ha fatto pensare durante la visione.

  • Carrie, lo sguardo di Satana. Parliamo di inviti ai balli scolastici, parliamo di ragazze 'problematiche' (in modo diverso, ok, ma entrambe hanno qualche problema), parliamo di sangue a secchiate. Ma parliamo anche di vittime, e delle loro vendette. Le similitudini sono diverse.
  • A l'interieur. Il villain è una donna psicopatica. E con psicopatica intendo che sta proprio completamente fuori di melone, roba da prenderla di peso, darle un paio di sganassoni e richiuderla con la cintura di forza vita natural durante. Violentissime, prive di ogni senso di umanità. Le distingue il fatto che Lola abbia ormai un certo bagaglio di esperienze alle spalle, mentre la donna misteriosa del film francese agisce guidata esclusivamente dalla follia e dall'istinto. Entrambe però si lasciano endare a sfoghi di frustrazione, sono arrabbiate, e addolorate (Lola prevalentemente sul finale).
  • Lasciami entrare. La figura che lega questi due film è quella del padre, chiaramente. Se nel film nordico il padre agiva nell'ombra e da solo, e con la necessità di nutrire la figlia, il padre di Lola è tanto folle quanto lei. Forse anche un po' di più. Entrambi, però, rischiano tutto per le figlie. In un modo molto più sano il padre di Eli, legato da una malatissima relazione con la prole il padre di Lola. 
  • The Babadook. Ve l'ho detto che The loved ones è una pellicola australiana? Come quel Babaducco che ha mandato in palla la blogosfera ad inizio anno. E con un'ottima motivazione: è un film della miseria. Ed è un gran film anche questo, sintomo chiaro che devo smettere di ignorare l'Australia e ricordarmi che ogni tanto fanno dei signori film.
  • La casa dei 1000 corpi. Sempre di psicopatici parliamo. Forse forse i Firefly sono ancora peggio, ma scegliere è dura. Il film di Zombie mi è venuto in mente per l'originalità delle torture. SPOILER   L'acqua bollente versata nel buco fatto in fronte con un trapano a mò di cottura cerebrale mi è rimasta abbastanza impressa, lo ammetto. E mi ha ricordato che quei cretini sopracitati han cercato di trasformare un ragazzo in una sirena, per dire. In comune hanno anche la bella colonna sonora, che è sempre cosa gradita.


Potrebbero anche essercene altri, perché quello che potrebbe essere scambiato per un semplice e già visto film infarcito di torture è una pellicola intensa, violenta, sentita.
Con personaggi interessanti, in particolare quella così tanto nominata Lola, protagonista indiscussa, grandiosamente interpretata. Mi dava un fastidio solo sentire la sua voce che mi sono spesso accorta durante la visione di avere i pugni stretti dal nervoso. 

Bello assai, e scema io che quando leggevo di voi che ne parlavate bene pensavo: 
'Sarà'.

mercoledì 20 febbraio 2013

La Madre, Andres Muschietti

11:37

Titolo originale: Mama

Anno: 2013

Durata: 100 min

Trailer:



Jeff è un uomo come molti altri, fino a quando, un giorno, strangola la moglie e scappa con le due figlie, Victoria e Lilly. Decide di portarle in un bosco, dove vorrebbe liberarsi di loro. Qualcosa glielo impedisce.
5 anni dopo, le piccole vengono ritrovate, affidate alle cure dello zio Lucas, della sua ragazza Annabel e del dottor Dreyfus, un terapista di cui hanno bisogno a causa della traumatica esperienza.
Ma chi le salvò dal padre non è disposto a condividere il loro amore..

Ho aspettato 'Mama' per mesi, dopo aver visto il trailer quasi per caso. Ho goduto tantissimo del cortometraggio ispiratore, che in 3 minuti mi aveva fatto trasalire almeno 250 volte. Quindi figuratevi le aspettative. Fortunatamente sono state quasi tutte soddisfatte. Non è il capolavoro che desideravo vedere, ma è un buon film.

Partiamo dai titoli di coda che sono entrati di diritto nelle mie preferenze. I disegni delle bambine, la musica, anche il titolo mi piace. So far so good.

Inizia la vicenda, e quanto a coinvolgimento emotivo, ci siamo. Ma si può dire che a Muschietti piace vincere facile, due belle bimbe piccole, bionde, con la vocina spezzacuore e tutto un 'Daddy' che mammamiasesonocarine.

Fino a quando le ritrovano 5 anni dopo, e allora smettono di essere carine perchè sono spaventose. Con il comportamento che ti aspetti da due bambine cresciute apparentemente da sole in mezzo a un bosco. Movimenti animaleschi, incapacità di esprimersi, sporcizia. . Il tutto reso magnificamente da ambientazioni inquietanti, sia prima che dopo, una fotografia quasi gotica e due piccolette che porco cane se son state brave. Sinceramente inquietanti, in particolare Lilly, che mentre scende le scale all'inizio fa un'impressione allucinante.
 
 

Sempre riguardo ad attori, movenze strane e tutto il resto, devo comunicare la profonda angoscia che mi sa trasmettere quel maledetto di uno Javier Botet che già dopo Rec lo detestavo, figuriamoci ora. Avevo visto anche il Movement Test prima del film, eppure santissimamisericordia i salti che mi ha fatto fare sul divano. Ci si spaventa che è un piacere, di conseguenza è un film fortemente consigliato alle persone con la pressione bassa.

Sempre rimanendo sugli attori, special mention alla Jessica Chastain (Annabel) che mi ha lasciata senza parole. Ruolo non semplice, che rischiava di trasformarsi in un clichè verso la fine ma che lei ha saputo trattenere a forza per i capelli rimanendo credibile e intensa.



Più di tutto mi è piaciuta la resa della Mama. Mi spiego: è chiaro già dal trailer che ci troviamo di fronte ad un ghost movie. Non avrei sopportato di vedere il solito fantasmino che muove i lampadari e sbatte le porte. Questo, di fantasma, fa paura. Al di là dei movimenti inumani (oh, io mi son fissata, ma non è che Botet è nato senza ossa? Ah no, si vedevano solo quelle. Ti offro un panino quando ci vediamo, Javy.), Mama produce versi sinistri e spaventosi, e non è un'entità astratta, è lì ed è tangibile. Si fa vedere quando vuole, ma sta lì. Ed è sempre dietro la schiena. Che nervoso.
 

L'azione ogni tanto rallenta un po', il che è facilmente giustificabile dal fatto che se ti ispiri ad un cortometraggio e lo tiri fino all'impossibile, non avrai comunque materiale sufficiente per riempire un'ora e mezza, ma tutto sommato non ci si annoia.

Per farla breve: il film sa far paura, sa giocare di spaventi e d'atmosfera, ci sono ottimi attori, bei dialoghi non troppo prolissi, Muschietti ha iniziato sulla buona strada.

Adesso però basta produrre, Guglielmo. Combina qualcosa, you lazy boy.


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