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martedì 16 settembre 2014

Non solo horror: Taxi Driver

17:57
Ore 6.30 a.m.
'Mariiiikaaaaa, dai che devi andare a lavorare!'
La mamma mi sveglia.
Io non bofonchio nemmeno troppo, di solito sono brava a svegliarmi.
Faccio colazione con mio fratello che deve prendere il treno per andare a scuola.
Saluto tutti, mi accordo con la mamma per il pranzo ed esco.
Abito in condominio, scendendo le scale incontro un paio di vicini mattinieri come me. Scambiamo due chiacchiere mentre vado a prendere la bici con cui vado al lavoro.
Per la strada incontro il proprietario del piccolo market del paese, che mi saluta sempre con un sorrisone e un braccio alzato.
Passando chiamo ad alta voce mia zia, saluto pure lei.
Continuo a pedalare, mi passano vicino delle macchine, qualche collega, qualche conoscente, ci salutiamo, mi suonano il clacson. Al lavoro commentiamo la mia pedalata, parliamo, ridiamo, per 6 ore.
Poi torno a casa, mangio con i miei.
Parliamo della giornata, in modo frettoloso e a volte poco interessato, ma fa parte della routine.
Nel pomeriggio salgo in città, incontro la mia amica, andiamo a fare shopping, lei si sfoga per l'ansia dell'imminente convivenza, io le racconto come va il lavoro, ci diamo al gossip selvaggio e proviamo gli smalti da Kiko.
Alla sera torno a casa, ceno, per poi prepararmi ed uscire col mio ragazzo, andiamo in un pub con altri amici. Abbiamo argomenti consolidati, altri che evitiamo, ricordi che ci raccontiamo per riderne di nuovo come la prima volta.
Vado a letto, stanca morta. Ma è andata bene anche oggi.
Dormo.

Ore 6.30 a.m.
Travis è già sveglio, si rotola nel letto.
Si alza, si prepara una tazza di latte con i cereali, non ha nemmeno voglia di riscaldarselo.
Passa la giornata a oziare, non conclude nulla.
Pranza, cena, le ore scorrono sempre uguali, fino a sera, l'ora di arrivare al lavoro.
Fa il taxista di notte.
Incontra molta più gente di quanta ne incontri io, probabilmente.
Ma non parla veramente con nessuna, se non scambiando parole di circostanza con ogni cliente.
Ascolta le loro parole come se le udisse per sbaglio su un autobus, senza il minimo interesse. Non si ricorda nemmeno più come si fa ad avere una conversazione decente.
Finisce il turno, incontra qualche collega nel solito bar, ma non si trattiene mai troppo. Nemmeno quello che dicono loro riesce a toccarlo.
Torna a casa.
Non dorme.


Due persone, con trascorsi diversi, con vite diverse, con futuri - mi auguro - diversi.
Una ha una vita che si potrebbe definire normale, l'altro vive nella solitudine.
Quella totale, spiazzante, senza via d'uscita.
Quella che si crea continuamente da se stessa.
Meno stai con le persone meno sai starci.
E' per questo che quando inviti una bellissima donna ad uscire e lei per qualche motivo accetta, rovini tutto con un errore che a vederlo sullo schermo sembra un errore davvero da deficiente. Eppure l'hai commesso, perché non conosci più nemmeno le regole base della consuetudine. A nessuno verrebbe in mente di portare una donna al primo appuntamento a vedere un film a luci rosse al cinema, ma a Travis sì. Perché quella è la sua abitudine. Non vivendo le altre persone, come può sapere che quella non è anche la LORO, di abitudine.
E non sapendo come gira il mondo, non ti accorgi che il ragazzo con cui stai parlando non vuole tenerti compagnia, ma solo 'venderti' la sua escort. Perché non sai che le persone abitualmente non girano per la strada chiedendo ai passanti compagnia.

Si stupisce di trovare una escort minorenne (molto minorenne), cosa per il quale lo invidio. Invidio la sua sorpresa a fronte di una cosa così sbagliata. Noi ormai ci conviviamo, con fatti del genere, sono la cronaca quotidiana.
Questo suo starsene fuori dalle vicende del mondo lo ha fatto regredire allo stato infantile, quasi. Non è possibile che una bambina sia una prostituta, non è possibile (quanto è vero, Travis, quanto è vero. Non DOVREBBE essere possibile). Quindi, semplicemente, la salvi.


Pensi che sia sufficiente armarsi fino ai denti, e allenarsi a sembrare minaccioso davanti allo specchio per salvare il mondo da tutte le sue brutture.
Da solo, contro tutti.

Se poi ce la farà, non ve lo dico.
Anche se trovo assurdo che film come Taxi Driver non siano visti da tutti, non vengano trasmessi nelle scuole.

E' un film che ti insegna che l'umanità può anche fare schifo (cit. Fuori Frigo) ma che ne abbiamo bisogno.
Che a modo nostro ne siamo parte anche noi e che non possiamo far finta che non sia così, anche se a volte vorremmo.
Che la solitudine ti corrode, come una malattia, ma lei per davvero, non come la cellulite secondo quelli del Somatoline.

E per quanto riguarda il film, se mi è piaciuto?
Ci sono pellicole che vanno oltre l'essere film soggetti ad opinione pubblica, diventano iconici e tali devono restare.
Ma ovviamente sì, mi è piaciuto.
Molto.


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