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giovedì 27 aprile 2017

Non solo cinema: La macchia umana

13:58
Se siete passati per questo blog anche solo più di una volta sapete che la mia passione più grande sono le parole, in tutti i loro utilizzi: nella musica, nel cinema e, naturalmente, nei libri.
Quando lo stile dell'autore passa sopra a quasi tutto il resto è inevitabile finire prima o poi tra le braccia di un certo signore, Philip Roth.


La macchia umana, considerato da molti il suo capolavoro, è la storia di Coleman Silk, stimatissimo professore universitario che perde credibilità e lavoro dopo un'accusa di razzismo. Usa la parola sbagliata nel momento sbagliato e ciao, anni di lavoro in fumo. Un anno dopo perde la moglie, Iris, e finisce per intraprendere una relazione con una donna ben più giovane di lui, Faunia. Da rispettabilissimo membro della società, allora, Coleman diventa scandaloso. Razzista, manipolatore di donne giovani e analfabete, giusto giusto nel periodo in cui il sesso agli statunitensi faceva così orrore, dopo che il Presidente si era messo a fare lo sporcaccione con la stagista.

Arriverà un punto, durante la lettura, in cui crederete che ci sia stato un errore. Se siete impazienti come me vi ritroverete a cercare su Google delle risposte. Cattiva traduzione? Errore di editing? Possibile?
No, infatti.
È solo che Roth (e Coleman) vi hanno preso per il culo per un'ottantina buona di pagine. Avete conosciuto una realtà, l'avete assimilata e presa per assodata. Avete analizzato la vicenda narrata alla luce di questa premessa. Poi, una volta messi comodi ad assistere alla disastrosa discesa della carriera di quest'uomo, ecco che viene svelata la sua macchia. Quella vera, però, mica quell'accusa di razzismo che col tempo assume connotati quasi tragicomici.

Da quella pagina in poi, dallo svelarsi del segreto con cui Coleman convive da almeno 50 anni, il libro assume aspetti nuovi, ben più intriganti degli scandali di cui Coleman si era macchiato fino a quel momento. Da lì è il concetto di identità stesso che viene preso, infilato in uno shaker e rimescolato. Silk è ben diverso da quello che credevamo, non tanto per la natura del segreto (ma quanto è difficile parlare senza dire spoiler?) ma per le sue ragioni e le sue implicazioni, per quello che Coleman è diventato in seguito al suo cambio vita e per quello a cui ha dovuto rinunciare. Se all'inizio il personaggio era 'solo' un illustre preside di facoltà che aveva perso la rispettabilità, ora è tutta la sua vita che viene letta sotto una nuova luce: i suoi rapporti, le sue scelte, le sue possibilità, la sua carriera. Va tutto riletto con l'ottica di un uomo che ha cercato di aggirare un sistema intero e ci è riuscito, per quanto paradossale possa sembrare.

Come se questo non fosse sufficiente a fare del romanzo un testo incredibile, è il modo in cui è scritto a renderlo quasi miracoloso. Ci sono certe coppie di aggettivi che rasentano la pornografia lessicale. È fluido, quasi musicale, armonioso, pieno di descrizioni (in particolare delle donne di cui Coleman si circonda) che ho letto e riletto nella speranza che siffatto talento entrasse per osmosi nel mio cervello.
Non credo abbia funzionato.
Nel dubbio, adesso ci riprovo e leggo Lamento di Portnoy.

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