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giovedì 27 luglio 2017

Lamento di Portnoy, Philip Roth

16:48
Lo sapevo che prima o poi sarebbe scoccato l'amore tra me e Roth. Se La macchia umana mi era piaciuto ma non mi aveva fatto gridare alla nuova passione della mia vita, ecco che Lamento di Portnoy mi ha fulminato.
Ciao Philip, è un piacere amarti, approfondiamo la nostra conoscenza.


Alexander Portnoy è un uomo bianco ebreo. E se non vi dicessi che il libro è di Roth lo potreste intuire da questo. È dallo psicanalista, e in un lungo monologo ci racconta la sua vita, soffermandosi sulla sua erotomania (è una parola?) e sul rapporto con la madre e con le tradizioni ebree così radicate nella sua famiglia.

Conosciamo Alexander e la sua famiglia fin da quando lui è piccino. Non lo conosciamo solo attraverso il racconto che lui fa di sè e della sua storia ma anche attraverso il modo in cui gli altri, soprattutto i suoi genitori, lo vedono. Questo perché Alexander è sempre stato sveglio (magari non l'Einstein Secondo che crede - letteralmente - la madre, ma è intelligente) e osserva in modo inusuale e profondo la sua famiglia. Si conosce e li conosce alla perfezione, cosa per nulla scontata, e con la sua prorompente personalità ce li racconta tutti. Sa che sua madre morirebbe a saperlo così, ma non smette per un istante di provocarla, quella povera donna pazza.
È un personaggio gigantesco, invadente, che non lascia alcuno spazio al lettore. Se lo prende tutto e lo invade con il suo fiume di parole come se fosse un blob informe. Ma quanto è divertente.
Perché sì, il solito perculo della società che piace tanto alla critica ben più seria di me e blablabla. Ma quanto fa ridere Philip Roth quando vuole?
In Lamento di Portnoy lo vuole tantissimo.
Che scandalo.

La volgarità è per me soggettiva. Quello che scandalizza me non tocca altri e viceversa. (Elena, però, amica mia, se stai leggendo questo post stai lontana da Portnoy.) Il sesso è il centro della vita di Alexander, che non fa altro che parlarne, e parlarne, e parlarne, ad un povero terapeuta che finita la seduta si sarà calato una camomilla fredda in vena.
Nel '69, però, quando un certo signorino si mise in testa di scrivere le sporcacciate, tutta l'America inorridì eccome, altro che volgarità soggettiva, ché certe cose si fanno ma guai a parlarne. E lui, che è più intelligente di tutti noi, ne parla invece, eccome. Ne parla con il suo fare deliziosamente perculatorio e senza paura.
Inarrestabile uragano Roth.


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