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giovedì 25 dicembre 2014

L'importanza di chiamarsi Jennifer

15:37
Ciao a tutti, mi chiamo Jennifer.
Mi trovo in una casa di riposo, in un paese del quale non ricordo il nome. Ormai gli anni che mi porto addosso non sono pochi, per cui ho deciso di raccontarvi la mia storia, prima di finire per dimenticarmela del tutto.
Non sono certo stata quella che si definirebbe una ragazza fortunata.
Nella vita ho avuto più eventi drammatici di chiunque altro, e la gente, credendolo divertente, ha deciso di ispirarsi a me per girare diversi film.
Non che io fossi d'accordo, sia chiaro, ma credete che siano venuti a chiedermi il permesso?
Certo che no, e nemmeno ho visto il becco di un quattrino.
Oltre i danni, le beffe.

Della mia infanzia non ricordo molto, diciamo che il primo evento molto traumatico è avvenuto nel 1978. La cosa peggiore che possa accadere ad una donna. Sognavo di diventare una scrittrice, così avevo pensato di rifugiarmi in una casetta in un bosco, per lavorare e restare concentrata.
Sono stata stuprata lungo la strada.
Ma, vedete, io non ero una principessina ingenua.
Se mi toccavi, io mi sentivo in diritto di toccare te, e sfido chiunque di voi alla lettura a contraddirmi.
Sono vecchia ma ancora in gamba.
Ognuno reagisce al dolore, all'enorme trauma, come può, io li ho fatti fuori tutti.

Nello stesso anno, tale Meir Zarchi viene a sapere la mia storia. La trova figa (perché quello stuprato non era lui) e decide di tirarci fuori una pellicola. Questa:


Ho trovato la forza di vederlo solo una volta, in compagnia della ragazza che gestisce questo posticino rosso.
Nemmeno lei ha retto a quell'infinito, disgustoso, atroce stupro.
Ma credo non avrebbe retto nemmeno se fosse stato rapido ed indolore (ma quando mai lo è?).

Il risultato di questa irrispettosa e antipatica mossa commerciale è un film di una durezza quasi insostenibile. Non credo sinceramente che il signor Zarchi avesse altri grandi intenti se non quello di sconvolgere, irritare, lasciare i suoi spettatori a fine visione atterriti sul letto con la sensazione di essere appena cascati da quattro o cinque rampe di scale.
Gli è riuscito.
Molto bene.

(Come se rivivere questa vicenda non fosse stato già straziante una volta, nel 2010 arriva Steven Monroe e gira un remake del film del 78. Non l'ho guardato, scusatemi, mi voglio ancora un po' bene.)


Insomma, dopo questa tortura non sono più stata la stessa.
Il male aveva preso possesso della mia anima, che avevo sempre creduto così buona.
Forse ero solo ingenua.
Sta di fatto che, da un certo momento in poi (non ricordo con precisione quando, ma mi pare c'entrasse un concerto rock!), ho sentito la necessità di ammazzare degli uomini.
Ero bella davvero, da giovane, tirarli a me era la cosa più semplice, quei poveri salami. gli mostravo un po' di scollatura poi TRAC, li facevo fuori. Niente di più semplice.
Il peggio era che dovevo mangiarli.
Ne avevo bisogno, capite?
Solo la mia amica Needy aveva capito che qualcosa non andava in me. Non le credevano, ovvio. Ero una bambolina sexy e popolare, non potevo certo essere un'assassina spietata e cannibale.
Eppure....

Insomma, volete sapere com'è finita la storia?
Ero POSSEDUTA da un demone.
Qualcuno voleva offrirmi a Satana, ma mi chiedo come abbiano potuto pensare che fossi vergine.
Era piuttosto palese che mi piaceva godermela.
E' stata Neeby a mettere fine a tutto. Mi ha uccisa.
Certo, poi è stata rinchiusa al manicomio perché andava a raccontare a tutti che razza di demone fossi.

Il risultato? Un ALTRO film, stavolta per mano di Karyn Kusama. E l'orrore che sta Kusama è riuscita a tirare fuori da una storia che già aveva poco del salubre è inenarrabile.
Quale persona con un minimo di senso estetico ha creduto che quella biondina sarebbe risultata credibile nei panni della sfigatella? Chi?
E insomma, quella mora è certamente di una bellezza rara, ma che mi abbia reso giustizia proprio no.
Un filmaccio che sono certa nessuno di voi persone dotate di razionalità vorrà vedere.
E pensare che di sta Diablo Cody alla sceneggiatura avevo sentito dire cose così belle.


(NdA: Seth Coen leader di una rock band NO)

La mia adorata Neeby è stata per anni rinchiusa in manicomio, con l'unica consolazione che almeno io avrei smesso di massacrare e mangiare adolescenti in piena tempesta ormonale.
Ebbene, io di certo non ero morta.
E nemmeno avevo smesso di nutrirmi di esseri umani.

Di certo, non ero più la bella e popolare Jennifer.
Quello che era rimasto di me era il mio corpo favoloso, ma il mio volto portava chiari impressi i segni della possessione prima e del tentativo di omicidio poi.
Mi ero trasformata in un mostro deforme, gli uomini non mi guardavano più.
Io loro però continuavo a guardarli, eccome.
E a mangiarli.

Mi sentivo sola, la gente mi odiava, cercavano (di nuovo, io proprio non me lo spiego) di farmi fuori, la mia vita era una fuga.
Fino a che non ho incontrato il detective Frank.
Ah, gran bell'uomo quello.
Me lo portavo a letto che era un piacere, dopo che mi aveva salvato la vita.
Gli ho anche ammazzato gatto e vicina di casa, ma lui continuava a portarmi a letto nonostante fossi un mostro, quindi non credo gli importasse poi molto.


Da questa nostra strana relazione Dario Argento ha voluto trarne un mediometraggio.
Secondo me non aveva idee per partecipare a quella cosa lì che avevano passato in tv (i Masters of Horror, ndA.) e ha pensato di prendere sta roba strana per riempire l'oretta che gli era stata destinata. L'ha chiamato Jenifer sbagliando pure il mio nome, ma tant'è.
Fosse l'errore nel titolo la cosa peggiore.
La cosa peggiore è che se avessi voluto che venisse realizzato un porno sulla mia vita mi sarei candidata io, tanto più che magari ci avrei fatto dei soldi.
Non mi scandalizza il sesso (come avete visto dai film, nella mia vita ne ho fatto molto) ma se tutto ciò che Argento aveva da infilare nella pellicola era quello, quanto può rivelarsi ineressante ad un pubblico che cerca horror?
Cosa altro gli diamo a sta gente, Dario?
Vuoi far passare il mio Frank per una specie di perverso a cui piacciono le relazioni con le stramboidi? Andatelo a dire a sua moglie, non credo la trovereste d'accordo.
Il risultato è un'accozzaglia di scene di sesso tenute insieme una all'altra da una pessima recitazione e dalla solita colonna sonora di Darione tanto carina ma che stavolta non è stata sufficiente.

E poi sì, son diventata brutta, ma non così tanto.

Insomma, in qualche modo mi sono ritrovata qua, al ricovero.
Tanto ci finiamo tutti, no?
Voi, ragazze giovani, prendetemi come esempio per i vostri propositi per l'anno nuovo.
Non siate sceme come me, e tenete a bada i vostri ormoni, che poi vi posseggono i demoni.
Buon anno.




giovedì 16 ottobre 2014

Masters of Horror: Patto col demonio

14:50
(Prima stagione, episodio nove)
Regia di William Malone.



V E R G O G N O S A.

Che, la puntata?
No, la Mari.
Che inizia una specie di rubrica sul suo blog e poi a lascia morire per cause sconosciute persino a lei.
MA.
Da questo momento si ricomincia a parlare dei MOH, quantomeno per dare una conclusione alla prima stagione e per trarre le mie conclusioni su questo interessante progetto.
Chi si era perso la mia spiegazioncina da professorina su cosa sono i Masters of Horror e non sta proprio nella pelle all'idea di leggerla, la trova qui.

Questo episodio riguarda una coppia di coniugi che, dopo aver perso il proprio adorato figliolo in un tragico incidente, stipula un patto con il demonio (sono certa che non l'avreste capito se non ve l'avessi detto io, vero?), il quale gli chiede di sacrificare 13 ragazzi per riavere il loro.
L'ultima vittima della coppia è Tara, una specie di Carrie White contemporanea, con genitori del cavolo e vittima di bullismo a scuola. E' pure bionda.


Quindi abbiamo questa specie di Carrie senza l'aiuto dei poteri paranormali, che un bel giorno di ritorno da scuola viene investita (che volo che fa! Ero shockata!) da un furgone, guidato da un uomo che la intontisce col cloroformio e la rapisce.
Un uomo dall'aria comunissima e innocua, con la faccia tonda e gli occhialetti. Sposato con una che assomiglia alla cantante degli Skunk Anansie dopo un lavaggio in candeggina. (Che detto così sembra razzistissima) e che non è affatto innocua quanto lui.
Tanto lui è pieno di sensi di colpa sia per non aver salvato il figlio che per quello che è costretto a fare per riaverlo, tanto lei è determinata e convinta di stare facendo solo ciò che è giusto.
Sono due persone distrutte sia come individui che come coppia, dal dolore per una perdita che nessuno dovrebbe provare mai, e si sentono quindi costretti a tentare ogni strada pur di riavere il loro Johnny. Arrivano all'omicidio, plurimo tra l'altro, per riabbracciarlo.

Ma, un attimo, si può parlare di omicidio? Perché tecnicamente loro rapiscono e basta, poi spunta questa specie di sicario del demonio, che è un mostriciattolo carinissimo che fa fuori le vittime per loro.
Tant'è, al limite potrebbero essere imputabili per concorso in omicidio.

La domanda che ruota intorno al mediometraggio pare essere: ma chi è morto vuole risorgere ad ogni costo?
La sofferenza giustifica ogni cosa?
I nostri morti apprezzerebbero questo nostro totale dimenticarci la base dell'etica per rivederli?

Perché, insomma, Johnny non è proprio fiero dei suoi genitori.
E lo dimostrerà ampiamente.
Ma allora poi la domanda morale si ribalta.
Tu quoque, Johnny?

Insomma, è interessante l'aspetto della vendetta, della sofferenza che prevale su ogni altra legge umana e non, è carino anche il tentativo di colpo di scena.
Ovviamente, la cosa migliore del film è quella specie di creatura dalle origini ignote. Lo cercherei anche su wikipedia, ma mi viene difficile dargli una definizione.
Certo è che se mi metti in guardia tramite scritte sul muro (un grande classico, sempre ricordiamo con amore Harry Potter e la Camera dei segreti), mi avvisi di stare attenta al ragazzo biondo e poi nella stanza siamo io, un mostro PELATO e un ragazzo biondo, ecco, mi rovini un po' l'atmosfera.


A parte ciò, il lavoro di Malone è apprezzabile, niente che mi faccia gridare al miracolo nè al capolavoro, ma è una visione gradevole che rinominerei 'uno di quei film che guardi quando hai poco tempo e non hai voglia di cose impegnative'.


La domanda che mi tormentato per tutta la visione però è stata:
Ma sto Malone...chi è?

domenica 6 ottobre 2013

Masters of Horror: Sulle tracce del terrore

14:29
(Prima stagione, 13 episodio, regia di Takashi Miike)



Tanto per dire, leggete cosa dice l'anteprima del trailer.
'Il più controverso e disturbante', e blablabla.
Beh, prima vi dico la trama, poi quello che penso.

Christopher è un giornalista americano, che viaggia fino al Giappone per ritrovare la sua amata Komomo. Giunto sul posto, un'accogliente isola-bordello, scopre che la donna che cerca non si trova lì e oltretutto fino alla mattina dopo non potrà lasciare l'isola. Sarà una prostituta sfigurata a raccontargli come Komomo sia morta.



Vi avevo raccontato qui l'origine dei Masters of Horror e vi avevo detto che i registi selezionati avevano totale libertà, fermo restando che dovevano rispettare il budget. Con queste premesse, se decidete di assoldare anche Miike, la prima cosa da fare è chiaramente prepararsi al peggio. Non è un personaggio a caso, per quanto sia poliedrico e iperproduttivo, si sa che quando maneggia qualcosa che ha a che fare con l'orrore lui è sempre sopra le righe, per parlare ad eufemismi. Quindi, se lo scegliete e poi lo censurate siete un po' incoerenti. A parte ciò, è chiaro che lui è completamente fuori di melone.

Googlando il titolo si leggono parole di disgusto, quasi di shock, come se questo film fosse la materializzazione del gore, roba che Martyrs levati.
Beh, quello che mi sento di dire io è: stiamo tutti molto calmi. Perchè non sono certo quei 5 minuti di torture a rendere Imprint così impressionante. (Che poi, se non avete uno stomaco di ferro è chiaro che quei 5 minuti sono l'inferno, ma la cosa incredibile è che non sono la cosa peggiore. Tanto per rendere l'idea.)



Quello che rende Imprint così pazzesco è la presenza di un contrasto che fa quasi male agli occhi. Unite il fascino incredibile del Giappone, di una fotografia spettacolare, di colori che riescono a essere dolci, e confortanti, e alcune scene di una poesia incredibile, come le girandole al vento a una storia terrificante. Contrapponete tutta quella bellezza ad un'evoluzione della vicenda che la rende insostenibile, a partire dal momento in cui scopriamo la verità sul passato della prostituta sfigurata. Un passato che manda fuori di testa Christopher, ma anche noi, perchè è allucinante. Chi si è risparmiato la visione sarà esonerato dai dettagli anche in questo post, perchè vvb.
Questo lo rende un filmone impressionante.
Se qualsiasi altro regista avesse architettato una storia simile (parlo della 'sorellina', per intenderci) sarebbe sembrato ridicolo. Miike lo rende agghiacciante. Soprattutto una certa scena di una bella bambina sentita sola su uno scoglio. Che angoscia.



Morale, questo è un Mister Film. Ma Miike rimane un sadico maledetto e io non vorrei mai incontrarlo in un vicolo buio.

mercoledì 15 maggio 2013

Masters of Horror: La casa delle streghe

15:39
(Prima stagione, secondo episodio)
Titolo originale: Dreams in the witch house
Regia: Stuart Gordon
Trailer:



Prima di tutto, un'ammissione di colpa: non ho mai visto niente di Gordon. Vi dirò di più, ho dovuto Wikipediarlo. Ho chiaramente delle lacune da colmare.
Detto ciò, torniamo ai nostri MOH, con questo secondo episodio, dove incontriamo uno studente, Gilman, che prende in affitto una camera in una pensione. Ora, io capisco che gli studenti siano notoriamente poco abbienti, ma per beccare una camera così devi essere proprio povero in canna.
Ma tant'è, lui se la piglia, sprezzante del pericolo.
Il vicino di casa lo avverte della presenza di una strega, ma nel 2005 davvero c'è qualcuno che crede ancora alle streghe?
E invece. . .



E invece MEH.
Parto subito col dire che l'ho visto in italiano e vi presento amici cari il doppiaggio più comico che io abbia mai sentito. Per chi l'ha visto: al 'Fiiiiiiiirmaaaaaaaaaaa' della strega avete messo in pausa per ridere vero? E la voce del topo?
Ora, scherziamoci pure su, ma il doppiaggio ha un ruolo fondamentale, rischi di mandarmi a verze tutta la tensione che posso aver accumulato.
E rimanendo sulla tensione, qui proprio non ci siamo. Rimandato a settembre.
La questione è questa: se hai solo un'oretta scarsa da far fruttare, non è che puoi permetterti molto.
O mi dai molto sangue, o mi dai molta tensione. Non ti chiedo di analizzarmi la rava e la fava dei personaggi, ma insomma, una motivazione per non spegnere me la dovrai pur dare.
E gli attori? Il protagonista è Ezra Godden (volevo Wikipediare pure lui, ma pagina inesistente), che per tutto il tempo ha tenuto un'espressione sgrunt troppo divertente, accompagnata da un semicostante 'Oh mio Dio', altrettanto divertente.
Così come di molto divertente c'è il topo!
(La parola di oggi è DIVERTENTE, il 15 maggio si celebra la giornata dedicata ai sinonimi e ai contrari.)
Senza spoilerare nulla, vi rivelo che uno dei personaggi principali della vicenda è un topo con la faccia umana. E tutti giù a pensare a Peter Minus.
E non è finita con Harry Potter, perchè quando finalmente lo studente si trova a leggere il Necronomicon noi spettatori ci troveremo di fronte il Libro Mostro dei Mostri.
Quello che gli aveva fatto comprare Hagrid, per intenderci.

Passiamo poi al make up. Come ve la immaginate una strega?
Io la immagino molto brutta, MOLTO brutta, molto molto rugosa, con i denti malmessi e un enorme neo peloso.
Questa strega, perchè sì, ce la fanno vedere molto bene per tutto il tempo, è una vecchina con un po' di rughe e le occhiaie. Cioè una nonnina normale.
Vorresti dire che le nonnine sono streghe?
DISCRIMINATORE.



Sempre restando sulla strega, vi posso raccontare che la suddetta appariva solo nel momento in cui Gilman si addormentava e, pensate un po', l'ha graffiato. Nel sequel la faremo anche vestire con una maglia a righe e cantare '1, 2, 3, Freddy vien da te'?
Ok, ok, forse parlo così perchè il testo di Lovecraft (da cui tutto l'ambaradan è tratto) non l'ho letto, ma insomma, i collegamenti mentali partono da soli.
Ah, e compariva preceduta da una luce viola. Dico davvero.

Non si racconta abbastanza la vicenda della strega, lui sembra essere giunto alla conclusione per ispirazione divina, visto che il Necronomicon l'avrà sfogliato due minuti, e la spiegazione che ci è data è fuori di testa.
Poi ti chiedi perchè sia finita così, eh cara il mio ragazzo. . .

Ho letto alcune recensioni che lodavano proprio il finale, ma mi dispiace riconoscere che per me anche quello si è mantenuto sul livello medio-basso del resto del film.

Parliamo anche del fatto che Gilman si è trovato di fronte quella che credeva essere la sua vicina di camera nuda e non si è fatto scappare l'occasione. Io capisco che sei cciòvane e carpe diem, ma insomma, proprio così tranquillamente te la porti a letto che è la seconda volta che la vedi?

Tutti uguali voi uomini, tutti uguali.

lunedì 1 aprile 2013

Masters of Horror: Panico sulla montagna

11:27

(Prima stagione, primo episodio)

Titolo originale: Incident on and off a mountain road

Regia: Don Coscarelli

Anno: 2005

Trailer:



Ad inizio anno si è fatto un gran parlare dell'ultimo lavoro di Coscarelli, John dies at the end. Celebrato dai più come un film bizzarro ma un'esperienza visiva imperdibile, ecc ecc.

8 anni fa, però, il buon Don inaugurava la prima edizione dei Masters of horror con questo suo 'Panico sulla montagna'.

Aldilà del titolo italiano che fa piangere (le vedo le vostre facce sorprese, le vedo), l'episodio non è male. Ci troviamo nel mezzo di Sua Maestà il Principe Magno di tutti i clichè: Ellen fa un incidente di notte, in mezzo ad un bosco (e a questo punto potevano chiamarlo 'Panico nel bosco', voglio dire), il telefono non le prende, tutto nella norma.
 

La prima cosa che balza all'occhio è che se una tipa la facciamo schiantare contro un'auto ferma non possiamo lamentarci se poi dicono 'donna al volante pericolo costante'. E per i primi 10 minuti pensi che questa sia sul serio una gran deficiente. A parte che si è messa la gonna con le ballerine e la Carla Gozzi ha insegnato a tutta Italia che non si fa. Poi vede qualcosa come 7 litri di sangue sparsi tra auto e asfalto e chiede: 'Sei ferito?'.

Da dove potrà mai essere uscito tutto quel sangue, di grazia?

Insomma, lei si sporge dal guard-rail e invece che vedere uno ferito vede un omino con la faccia da luna che le viene incontro con fare minaccioso, brandendo un coltello che pare proprio non servisse a tagliare il pane. E qui Ellen si rivela un po' meno deficiente di come ci era parsa all'inizio, perchè anziché scappare e basta si mette ad architettare in giro per il bosco delle trappole per ferire il nostro Facciadiluna, seguendo gli insegnamenti che le aveva trasmesso il suo ex-marito, che stava leggermente in fissa con questa storia delle tecniche di sopravvivenza.

Da questo momento ci saranno sparsi per il film alcuni momenti ESILARANTI che sinceramente mi hanno un po' ricordato gli scontri di Drag Me To Hell.

Qualche esempio? Non spoilero niente, giuro.

Nell'ordine troviamo: un forbicina in fronte, la persona sbagliata che casca nella trappola, botte da orbi con il teschio di un bambino. . (ok, forse questo era macabro, ma a me ha fatto un sacco ridere!)

Fondamentalmente siamo di fronte ad uno slasher, che come spesso accade non spiega nulla del 'cattivo', è cattivo e basta. Hai capito, Zombie? Non sempre è necessario spiegare tutta la rava e la fava di un personaggio negativo, a volte va bene anche tenerlo così com'è, come in questo caso, dove è chiaro che la figura importante non è la sua.
 
 

È piuttosto l'evoluzione di Ellen, a contare. Anche se in realtà di evoluzione non si tratta. Sta tutto nel rivelare che, molto semplicemente, l'abito non fa il monaco. Lei tutta carina e adorabile, con le scene romantiche col marito nei flashback, e l'arco di Cupido più grande del mondo, in realtà è cazzutissima. Io, al posto suo, sarei chiaramente scappata in pieno Ussain Bolt style, per dire.

Quando poi arriviamo al finale, si sente risuonare nell'aria un poderoso 'Yeah, sorella!'

Morale della faccenda: l'episodio non è tra i migliori della stagione, mi sarebbe piaciuto che si prendesse una posizione più decisa (slasher e basta? Ci mettiamo un po' di sangue o no? Ma sì, mettiamolo ma non mostriamo niente. Restiamo sullo psicologico? Ma no, un po' di schifo ci vuole.), ma nel complesso non mi è dispiaciuto affatto, a parte il vecchio fuori di testa, abbastanza inutile. Ho apprezzato i dialoghi ridotti all'osso, anche a volte l'uso dei colori (vedi la scena del bacio sotto la pioggia, per esempio) e la faccia di Facciadiluna che era abbastanza divertente.

Quello che continuo a non capire è come mai mi escono post più lunghi per film più brevi.

mercoledì 13 febbraio 2013

Masters of Horror: Incubo mortale

14:04

(Prima stagione, ottavo episodio)

Titolo originale: Cigarette burns

Regia: John Carpenter

Anno: 2005

Trailer:



Se una persona si accinge a leggere un blog in cui parlo di cinema horror, ci sono ottime probabilità che sappia il significato di 'Masters of horror'. Per chi invece non ne sapesse nulla, tiro fuori la Mari maestrina e ne parlo un po'.

'Masters of horror' è un'iniziativa nata dalla mente mica tanto stupida di Mick Garris. Il signor Garris ha avuto l'idea di prendere i migliori registi di genere in circolazione, dargli in mano 1,8 milioni di dollari e dirgli: 'Girami un mediometraggio di 60 minuti a Vancouver. Per il resto, fai quello che ti pare.' Ne sono uscite due stagioni di film, da 13 episodi ciascuno, trasmessi dalla televisione americana.

Se devo parlarne, e figuriamoci se sto zitta, devo partire dal migliore. Dal Maestro.

 
Cari amici non appasionati di film de paura, se esiste un Master degno di tale nome, quello è John Carpenter. Quel regista a cui gli altri guardano con timore reverenziale (e vorrei ben vedere), quello a ci si stende il tappeto rosso dell'ammirazione quando ci si accinge alla visione di un suo lavoro. Big J.
Insomma, prendi il Sommo Regista, dagli totale libertà di gestione e lui ti tira fuori 'Cigarette Burns'.
Trattasi della vicenda di Kirby Sweetman gestore di un cinema che per rimpolpare gli introiti si occupa anche di ricercare materiale raro per collezionisti esigenti. Uno di questi collezionisti è il signor Bellinger, che assumerà Kirby per la ricerca di 'La fin absolue du monde'. Non un film qualsiasi, ma il film maledetto per eccellenza, proiettato solo una volta e poi fatto distruggere, perchè la sua visione causò attacchi di violenza inaudita tra gli spettatori. La ricerca però porterà il protagonista a confrontarsi con molto più che un semplice film.
 
 
 
La tematica, che già il Nostro aveva sfruttato per Il seme della follia, attizza. Le leggende sui film maledetti incuriosiscono, fanno molta presa.
È proprio la curiosità l'arma con cui Carpenter tiene gli spettatori per tutta la visione di 'Incubo mortale' (Devo dire qualcosa sul titolo italiano? Non ce n'è bisogno, vero?). Dal primo momento non fai che pensare a cosa cavolo potrà mostrare di così tremendo 'La fin absolue du monde' che Miike non abbia ancora mostrato. Va a finire che non riesci a scollare gli occhi dallo schermo, il crescendo di tensione si fa sentire, ma tu sei talmente impegnato a capire che cosa piffero succede che te ne accorgi solo dopo.
Il tutto con una dose di sangue non eccessiva. A parte alcune scene che, davvero, una risata te la strappano. Ma ci sta, smorziamo un attimo il clima che si sta facendo impegnativo.
 
 
Dialoghi bellissimi, attori credibili (Bellinger è Udo OcchiImpressionanti Kier, magnifico), musica adeguata (a opera del figlio di Big J, Cody), fotografia minimalista, un metacinema non troppo sottile, una cura per i dettagli e per le location che dimostrano, per l'ennesima volta, che quando uno è Bravo non ha bisogno di nulla. Non gli serve sfornare un film all'anno come pagnotte. Quando si smette di parlare di lui, ecco che Carpenter torna, e lascia tutti senza fiato.
L'unica cosa che non gli perdono è di aver chiamato il protagonista come un Pokèmon.





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